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Biblioteca storica - Presentazione
La Biblioteca rivestì un ruolo fondamentale nella nuova Accademia e nelle sue successive trasformazioni: il patrimonio librario (e delle stampe) nel corso del tempo soddisfece le diverse esigenze che i cambiamenti nella didattica richiedevano e anche i modi diversi di interpretare l’arte e il rapporto con l’antico.
Si formò, per ordine di Ercole III, già dal 1786-88 col progetto del Soli e si trovava al primo piano accanto alla grande sala del nudo.
I.S.A. Venturi
Sala delle Adunanze, part.
I.S.A. Venturi
Sala delle Adunanze, part.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
In seguito per sistemare il sempre più consistente patrimonio librario, con i lavori di ampliamento del 1869-1873, fu trasferita al secondo piano nella sala già delle Adunanze, usata anche per l’esposizione dei premi di pittura e disegni e decorata dallo stesso Soli e dai suoi allievi con affreschi di gusto neoclassico.
 
Questa collocazione restò per gli anni successivi e la biblioteca venne man mano arredata con mobili appositi nel corso degli anni ottanta dell’Ottocento sotto la direzione di Adeodato Malatesta. Forse in seguito alla soppressione della Scuola del nudo e della Scuola di disegno nei primi anni sessanta, la biblioteca fu trasferita al primo piano; ad essa furono destinati due locali: uno, più piccolo, conteneva libri ad uso didattico e di frequente consultazione, l’altro, più grande, conservava il patrimonio più prezioso e antico dei libri e delle incisioni.
 
Nel 2008 sono stati restaurati e collocati sulle pareti alcuni dipinti ottocenteschi, tra cui copie di ritratti già noti dei grandi artisti modenesi e reggiani a partire da Niccolò dell’Abate e i ritratti dei direttori e dei docenti dell’Accademia.
 
La Biblioteca Storica accoglie attualmente il fondo antico e storico librario dell’Istituto. I libri consentivano agli allievi e ai docenti dell’Accademia di confrontarsi con l’antico, ma non solo: “la biblioteca era chiamata a coprire gli interessi di ordine teorico, storico e metodologico dell’artista: dalla più tradizionale trattatistica alle riflessioni sul ruolo e sul destino dell’arte contemporanea”.
Inizialmente il patrimonio librario si formò, per ordine di Ercole III, con i libri devoluti dal governo dopo la soppressione dei conventi domenicani.
Secondo il primo Inventario della Scuola di Belle Arti, redatto il 18 maggio 1787, la biblioteca contava all’epoca circa quaranta testi classici di architettura e pittura, testi di storia sacra e romana, scenografia teatrale, decorazione e tecnica del colore. Fra questi i volumi di Winckelmann corredati di bellissime stampe, i tomi sull’architettura del Palladio in varie edizioni, l’Iconologia di Cesare Ripa, vari trattati di Algarotti, le opere classiche di Mengs e di Milizia, Leon Battista Alberti in due edizioni cinquecentesche, La Prospettiva di Zanotti.
A questo nucleo si aggiunsero man mano nuove acquisizioni, tra cui il fondo raccolta Bozzoli ricco di opere famose, da Vitruvio in edizione settecentesca al Vignola e Cattaneo fino alla trattatistica seicentesca di Scamozzi, Troili, Pozzo e dei Bibiena.
 
 
ultimo aggiornamento 5 novembre 2014