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La
Ducale Accademia Atestina di Belle Arti nacque nel
1785 con il semplice titolo di Scuola
d'Arte, per poi istituirsi ufficialmente con
chirografo del Duca Ercole III nel 1790. La
direzione degli insegnamenti di disegno, pittura,
ed architettura venne affidata all'architetto e
pittore Giuseppe
Maria Soli,
poi specializzandosi queste materie con l'aggiunta
del disegno del nudo, della prospettiva, della
scultura e dell'ornato.
La funzione dell'Accademia era anche quella di
regolare l'attività degli artigiani,
carpentieri, muratori, scalpellini, orafi,
falegnami, dando loro l'abilitazione professionale,
ed impresse pertanto i propri concetti e principii
artistici ai gusti, alle tendenze nonché
alle stesse tecniche, non solo per l'arte
cosiddetta "maggiore", ma anche alla produzione
artigianale e all'ornato dell'edilizia pubblica e
privata.
Durante il periodo napoleonico l'Accademia
entrò in grave crisi, essendone sciolto il
corpo accademico (il Soli ad esempio, in quegli
anni si trovava impegnato a Venezia per costruirvi
le Procuratie Nuove), né valse a farle
meritare il titolo di Accademia Nazionale - come
per le altre di Milano, Bologna, Venezia - uno
sterile tentativo di riforma.
Ritornati gli Estensi con la Restaurazione, nel
1821 succedeva al Soli lo scultore, carrarese
di origine e di educazione,
Giovanni
Pisani.
Con lui l'Accademia si arricchiva soprattutto
di calchi delle statue classiche, formandosi una
vera e propria gipsoteca, e di una prima raccolta
di incisioni.
Poi, con la direzione di Adeodato
Malatesta
che venne proposta al Duca dal Pisani prima di
morire, ciò che sopravvenne nel 1839,
l'insegnamento in Accademia cominciò a
volgere ad altri esiti, privilegiandosi la pittura,
piuttosto che l'architettura e la scultura
monumentale.
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Veduta
della strada e della Chiesa di S.Domenico
e della Scuola delle Belle Arti
(incisione di G.Silvester,
1790)
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Il
regolamento voluto dal Malatesta per il corpo
insegnante fu indirizzato anche ad organizzare i
premi minori (annuali) e quelli maggiori destinati
alle pubbliche esposizioni triennali. In tal modo
l'Accademia diventava l'organo cittadino
culturalmente più in vista e più
attivo, stante anche la vigilanza sulle opere
d'arte antica e sulla loro conservazione, che il
Malatesta faceva rientrare nei compiti accademici,
ad esempio, istituendosi - con sua cura - un
ufficio per il controllo sulla esportazione delle
opere d'arte dal Ducato.
Nel
1860, sotto il Governo straordinario di Carlo
Farini, l'Accademia - divenuta Reale - si
congiungeva alle altre due di Bologna e di Parma,
con la Presidenza del Malatesta, il quale,
contemporaneamente, veniva nominato a presiedere la
Commissione per la tutela dei monumenti pubblici
per tutta l'Emilia Romagna, così da divenire
prestigioso protagonista della cultura nella
convergenza dei suoi diversi ruoli, e punto di
riferimento dell'allora Ministero dell'Interno per
quanto riguardava le sorti del patrimonio artistico
nazionale i Emilia e in Romagna.
Gli anni fra il 1850 e il 1870 segnano il
crescere massimo dell'Accademia nel numero degli
iscritti, poi seguito dall'improvviso calo, nel
1877, in ragione del suo declassamento da
Accademia a Regio Istituto di Belle arti, ed
ancora, nel 1932 ad Istituto per le Arti
Applicate intitolato ad Adolfo Venturi.
Il Malatesta morì nel
1891.
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