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L'Istituto
Statale d'Arte "Adolfo Venturi" sorge in seguito
alla trasformazione degli Istituti e delle
Accademie di Belle Arti, ai sensi del Regio Decreto
II n.3123 del 31 dicembre 1923, e si è
formato su ciò che rimaneva dei precedenti
istituti artistici, che avevano avuto vita in
Modena fino a quel momento, trovando nel florido
artigianato cittadino un substrato favorevole.
Sino
dal lontano 1600
esisteva
una volonterosa schiera di giovani che si
radunavano in Scuole o Accademie di Pittura, sorte
attorno ad artisti di fama i quali, senza alcun
compenso, per puro amore dell'arte ne diventavano
Maestri.
Si ritrovavano nel Sottotetto del Palazzo Civico,
dove si tenevano anche le Accademie del nudo,
venute in voga ovunque dopo l'esempio dato dai
Carracci a Bologna. Questi giovani diedero un nome
alla loro Accademia, Accademia dei Fantastici, e
anche uno statuto.
Tale
metodo di insegnamento durò per oltre un
secolo, fino a quando
nel
1750,
sotto
l'auspicio del Municipio, sorse una vera e propria
Accademia ad opera di venti artisti divisi nelle
tre branche: Architetti, Pittori,
Scultori.
Nel 1785,
il
Duca di Modena Ercole III decise di far nascere una
regolare Scuola di Belle Arti, che in soli cinque
anni divenne una grande accademia e la si
denominò Accademia
Atestina di Belle
Arti.
Durante
l'800
la
scuola prospera di "ingegni", educati dallo
scultore Giuseppe Pisani, direttore dal 1821, e da
Adeodato
Malatesta
prima suo allievo, poi successore nel 1839. Essi
elaborano sempre più minuziosi piani per lo
sviluppo della scuola, per la manutenzione del
capitale artistico, per l'elargizione di sussidi ai
più meritevoli.
Nel 1878, durante una pericolosa ondata di
soppressioni, i professori riuscirono a conservare
la scuola trasformandola nel Regio Istituto di
Belle Arti. Favoriti dall'avere partecipato, nel
1872, con opere di allievi (anno della premiazione
del giovane scolaro Adolfo
Venturi)
alla Mostra Nazionale di Milano, provando la
validità del metodo di insegnamento,
l'adeguatezza delle attrezzature scolastiche e -
dal punto di vista economico - l'autosufficienza
della scuola.
Nel 1923,
con
la riforma Gentile, in applicazione a un regio
decreto, buon numero dei Regi Istituti di Belle
Arti esistenti in Italia venivano soppressi o
dovevano adattarsi ad un radicale mutamento
trasformandosi in Istituti d'Arte «a
condizione che gli Enti locali convengano di
concorrere al loro mantenimento, nella misura che
sarà determinata, caso per caso, dal
Ministero della Pubblica Istruzione di concerto con
quello delle Finanze».
Ai Licei e alle Accademie è affidato il
compito dell'insegnamento dell'arte in sè,
mentre alla Scuola e all'istituto d'Arte quello di
addestrare i giovani al lavoro e alla produzione
artistica, a seconda delle tradizioni, delle
industrie e delle materie prime della Regione.
La trasformazione dell'Istituto non modifica altre
due istituzioni già in vita, due scuole
serali, una di Figura (ex Scuola libera del nudo) e
una di Disegno per Artigiani, che mantengono
intatti programmi e obiettivi.
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