|
|

|
Scuola
d'Ornato
Fotocartolina Orlandini dell'Istituto
d'Arte"A.Venturi"
di Modena
|
Mentre
la nascita della maggior parte degli istituti
d'arte si deve alle diverse tradizioni locali di
artigianato artistico sparse sul territorio
nazionale, le origini dell'Istituto Venturi vanno
invece ricercate nella storia delle scuole e
accademie di belle arti.
Agli
inizi del Novecento gli Istituti di Belle Arti,
dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione,
si trovavano soltanto in undici sedi (a Parma,
Reggio Emilia, Modena, Bologna, Venezia, Firenze,
Lucca, Massa, Roma, Napoli, Palermo) e traevano
origine dalle istituzioni volute dagli Stati
preunitari, come il Ducato Estense di Modena e
Reggio.
Con
la riforma di tutto il sistema scolastico, avviata
dal 1923, l'istruzione artistica statale fu
riorganizzata separando le "belle arti" e le "arti
applicate" in due diversi tipi di scuole:
rispettivamente i licei artistici e gli istituti
d"arte. Diventavano istituti d'arte numerose scuole
d'arti e mestieri, gestite fino a quel momento
dagli enti locali, mentre, degli Istituti di Belle
Arti esistenti prima del 1923, alcuni venivano
riorganizzati come Licei Artistici, gli altri come
Istituti d'arte.
A
Modena e ad altre sedi considerate minori fu
riservata la seconda soluzione, conseguenza di una
concezione idealistica della cultura, che sosteneva
la superiorità delle arti figurative in
posizione autonoma rispetto agli orientamenti della
produzione artigianale o
industriale.
|

|
Bronzo
di Ettore Ximenes raffigurante Adolfo
Venturi,
atrio della Sede Storica dell'Istituto
d'Arte "A.Venturi",
in Piazza Belle Arti a Modena
|
Diversa
impostazione didattica aveva ricevuto
l'Accademia
di Belle Arti di
Modena
fin dalle sue origini (divenuta Istituto di Belle
Arti nel 1878). La stessa biografia di
Adolfo
Venturi,
al quale fu intitolata la Scuola nel 1923 poco
prima della sua trasformazione, può essere
di valido esempio al riguardo. Figlio e fratello di
decoratori plastici, il Venturi, nato a Modena nel
1856, aveva frequentato l'Accademia diretta dal
pittore Adeodato
Malatesta,
concludendo nel 1872 il corso d'ornato.
Successivamente, nel 1876, vi era rientrato insieme
ad altri compagni per seguire il corso di
paesaggio. "Per un momento" - egli scrive nelle sue
Memorie - stetti in forse di cambiare i
libri nei pennelli, ma questi lasciai cadere per
sempre, quando giunse la dolorosa notizia che il Di
Scovolo [il professore di paesaggio],
recatosi a Pisa per rimettersi in salute, aveva
spento con i suoi giorni il nostro
fervore".(1)
Il
desiderio del Venturi di passare dallo studio del
disegno ornamentale, al quale era stato avviato
dalla sua famiglia di artigiani decoratori, allo
studio di un genere alquanto diverso, la pittura di
paesaggio, dimostra come nell'Accademia non si
ponessero barriere tra le attività
artistiche. Lo stesso Venturi, diventato storico
dell'arte, serba grande attenzione per le arti
decorative "che - si legge nelle Memorie
(pubblicate nel 1927) - erroneamente si dicon
minori, quasi la misura del valore stia nelle
dimensioni delle opere
d"arte.(2)
Questo
aspetto degli studi dello storico modenese è
stato opportunamente sottolineato da Giulio Carlo
Argan nell'introduzione agli atti del Convegno
Gli anni modenesi di Adolfo Venturi: "Se la
storia dell'arte ha superato il limite idealistico
del capolavoro distinto dal resto, questo lo si
deve inizialmente ad Adolfo Venturi che ci ha
consegnato gli strumenti per una lettura storica di
tutti i fenomeni artistici, comprese le cosiddette
arti minori, rivissute sempre in contesti
più ampi".(3)
Non
troviamo barriere neppure nel documento istitutivo
dell'Accademia Ducale di Belle Arti (1790),
presentata come soggetto interlocutore su due
versanti: la facoltà di Filosofia e Arti,
dalla quale dipendeva, e le corporazioni degli
artigiani:
"I
Fabbri Ferraj della Nostra Capitale, e quelli, che
esercitano Arti dipendenti da quella dei Ferraj,
come pure gli orefici, che d'ora in avanti vorranno
divenire Uomini dell'Arte rispettiva in Modena,
oltre l'osservanza deí proprii Statuti, che
si lasciano nel pieno loro vigore, dovranno saper
leggere, e scrivere, e far conti ed avere disegnato
contemporaneamente l'Ornato all'Accademia delle
Belle Arti, come proprietà necessaria
all'esattezza dei Lavori delle Arti
suddette...
I
Falegnami similmente per divenire Uomini anch'essi
dell'Arte in Modena, oltre all'adempimento di
quanto prescrivono i propri Statuti dovranno saper
leggere, scrivere, e far conti, avere disegnato
l'Ornato, e i cinque Ordini d'Architettura
nell'Accademia delle Belle Arti...
I
semplici Lavoratori Subalterni dell'Arte di
Falegname, come sono Intagliatori, Carozzari,
Tornitori ecc. di Modena, non potranno aprir
Bottega, se prima non avranno dato saggio di loro
abilità davanti
l'Accademia...".(4)
|

|
Scuola
di Figura
Fotocartolina Orlandini dell'Istituto
d'Arte"A.Venturi"
di Modena
|
Nel
1924, dovendo rispondere alla finalità di
"addestrare al lavoro e alla produzione artistica,
a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle
materie prime della Regioneî (art. 4, R.D.
31-12-1923), l'Istituto "A.Venturi" si adeguava
alle nuove disposizioni con l'attivazione di tre
distinti indirizzi: terracotta e stucchi, muratori
e capimastri, decorazione murale.
Va
però osservato che, nonostante la riforma
Gentile, l'Istituto riuscì a preservare una
sostanziale continuità con le proprie
origini di Accademia di Belle Arti, non rinunciando
al proposito di offrire allo studente, oltre a
competenze tecniche specifiche in uno degli
indirizzi prescelti, una preparazione artistica
flessibile, che gli consentisse una più
ampia scelta di studi o di professioni dopo il
conseguimento del diploma.
Infatti
gli insegnamenti accademici, pur essendo chiamati
ad interagire con quelli professionali, restavano
alla base della formazione degli allievi, anche
perché l'organico dei professori veniva
modificato solo in parte. Confrontiamolo con quello
del 1912:
|
R.
Istituto d'Arte (1924)
|
R.
Istituto di Belle Arti
(1912)
|
|
1
|
Professore
di plastica ornamentale, direttore
dell'officina di terracotta e
stucchi
|
1
|
Professore
di plastica della figura
|
|
1
|
Aggiunto
per la plastica ornamentale
|
|
1
|
Professore
di disegno e pittura applicata alla
decorazione murale, direttore
dell'officina di decorazione
murale.
|
1
|
1
Professore di ornato e
decorazione
|
|
1
|
Aggiunto
per l'ornato
|
|
1
|
Professore
di figura per le sezioni di terracotta e
stucchi e di decorazione murale
|
1
|
Professore
di disegno della figura
|
|
2
|
Aggiunti
per il disegno di figura
|
|
1
|
Professore
di anatomia
|
|
1
|
Professore
di disegno geometrico ed elementi di
prospettiva, architettura e
decorazione.
|
1
|
Professore
di prospettiva
|
|
1
|
Aggiunto
per il disegno geometrico
|
|
2
|
Aggiunti
per l'architettura
|
|
1
|
Professore
di aritmetica, geometria, scienze
naturali, tecnologia.
|
|

|
|
1
|
Professore
di lingua e lettere italiane, storia
dell'arte e degli stili,
bibliotecario.
|
1
|
Professore
di storia dellíarte, storia
generale e bibliotecario
|
|
1
|
Incaricato
per le lettere italiane
|
Negli
anni del dopoguerra gli indirizzi di
specializzazione furono modificati più volte
per soddisfare le esigenze del mondo del lavoro,
soprattutto dell'industria, ma il piano complessivo
degli studi mantenne l'originaria articolazione
composita, con materie storico-letterarie,
scientifiche, artistiche e
professionali.
Non
dobbiamo quindi meravigliarci se durante tutto
questo secolo numerosi alunni della Scuola si sono
affermati in molteplici attività, dalla
pittura alla grafica, dall'architettura alla
scultura, dal restauro al design, dalla ricerca
storica alla didattica dei beni
culturali.
Le
riforme scolastiche degli ultimi decenni hanno
definitivamente liberato gli istituti d'arte dalle
limitazioni imposte dalla legge Gentile. Dal 1970
la durata triennale dei corsi (disegno di
architettura, ceramica, grafica pubblicitaria)
è stata prolungata con un biennio che
consente l'accesso agli Istituti Superiori di
Istruzione Artistica e a tutte le facoltà
universitarie. In più, da alcuni anni sono
state avviate sperimentazioni di programmi di
studio quinquennali, che ampliano la preparazione
culturale e artistica di base nel biennio iniziale
e rinviano la scelta dell'indirizzo al terzo anno,
giusta l'ipotesi di nuovi percorsi integrati
scuola-lavoro come opzione rispetto agli studi
universitari.
Il
duplice approccio, teorico e applicativo, che fin
dalle origini caratterizza la didattica degli
istituti d'arte, favorisce una consapevolezza del
bene culturale assolutamente prioritaria in un
paese come líItalia e può servire ad
esempio per tutto il suo sistema formativo. Una
consapevolezza che si pretende debba essere
particolarmente viva a Modena, la città
dalla quale mosse i primi passi il grande storico
dell'arte. "L'altra eredità che ci ha
lasciato" prosegue Argan nella stessa Introduzione
"è il rapporto, la continuità, il
collegamento indissolubile tra ricerca storica e
tutela giuridica del patrimonio
artistico".
Per
questi motivi la preziosa raccolta malatestiana di
dipinti, incisioni, disegni e calchi in gesso,
rimasta all'Istituto "A.Venturi" dopo il
trasferimento alla Galleria Estense dei quadri
provenienti dal Palazzo Ducale, è tuttora
considerata, pur necessitando di restauri e di un
generale riordino, una delle più importanti
risorse per la didattica. Ed è confortante
constatare che ancor oggi la Scuola continua ad
essere gelosamente chiamata dai modenesi "le belle
arti".
Grazie
agli interventi di restauro compiuti dalla
Sovrintendenza ai Beni Artistici di Modena, una
parte delle opere sta per essere restituita ai
professori, agli studenti e a tutti gli affezionati
al patrimonio artistico della città. La
mostra
nel Castello di
Vignola
può rappresentare il primo passo concreto
verso l'apertura del Museo dell'Istituto d'Arte
"A.Venturi" presso la sede storica dell'Accademia
posta a fianco del Palazzo Ducale, nell'edificio
che oggi accoglie le classi del biennio
sperimentale.

Note
(1)
A.VENTURI, Memorie autobiografiche,
Allemandi, Torino, 1991, p.32.
(2)
A.VENTURI, cit., p.46.
(3)
Atti del
Convegno Gli anni modenesi di Adolfo
Venturi, Modena, 1990, p.11.
(4)
cfr. A.PEDRAZZI, Il R. Istituto díArte
"Adolfo Venturi" Le Monnier, Firenze, 1941, pp.
50-51
|