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Accademia Atestina di Belle Arti

2. da Accademia a Istituto d'Arte

(Presentazione del Prof. Sandro Ferrari, Preside del Venturi fino all'a.s. 2000-2001)

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Scuola d'Ornato

Istituto d'Arte"A.Venturi" di Modena
Fotocartolina Orlandini


Mentre la nascita della maggior parte degli istituti d'arte si deve alle diverse tradizioni locali di artigianato artistico sparse sul territorio nazionale, le origini dell'Istituto Venturi vanno invece ricercate nella storia delle scuole e accademie di belle arti.

Agli inizi del Novecento gli Istituti di Belle Arti, dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione, si trovavano soltanto in undici sedi (a Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Venezia, Firenze, Lucca, Massa, Roma, Napoli, Palermo) e traevano origine dalle istituzioni volute dagli Stati preunitari, come il Ducato Estense di Modena e Reggio.

Con la riforma di tutto il sistema scolastico, avviata dal 1923, l'istruzione artistica statale fu riorganizzata separando le "belle arti" e le "arti applicate" in due diversi tipi di scuole: rispettivamente i licei artistici e gli istituti d"arte. Diventavano istituti d'arte numerose scuole d'arti e mestieri, gestite fino a quel momento dagli enti locali, mentre, degli Istituti di Belle Arti esistenti prima del 1923, alcuni venivano riorganizzati come Licei Artistici, gli altri come Istituti d'arte.

A Modena e ad altre sedi considerate minori fu riservata la seconda soluzione, conseguenza di una concezione idealistica della cultura, che sosteneva la superiorità delle arti figurative in posizione autonoma rispetto agli orientamenti della produzione artigianale o industriale.

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Adolfo Venturi

Bronzo di Ettore Ximenes, atrio della Sede Storica dell'Istituto d'Arte "A.Venturi", in via Belle Arti a Modena


Diversa impostazione didattica aveva ricevuto l'Accademia di Belle Arti di Modena fin dalle sue origini (divenuta Istituto di Belle Arti nel 1878). La stessa biografia di Adolfo Venturi, al quale fu intitolata la Scuola nel 1923 poco prima della sua trasformazione, può essere di valido esempio al riguardo. Figlio e fratello di decoratori plastici, il Venturi, nato a Modena nel 1856, aveva frequentato l'Accademia diretta dal pittore Adeodato Malatesta, concludendo nel 1872 il corso d'ornato. Successivamente, nel 1876, vi era rientrato insieme ad altri compagni per seguire il corso di paesaggio. "Per un momento" - egli scrive nelle sue Memorie - stetti in forse di cambiare i libri nei pennelli, ma questi lasciai cadere per sempre, quando giunse la dolorosa notizia che il Di Scovolo [il professore di paesaggio], recatosi a Pisa per rimettersi in salute, aveva spento con i suoi giorni il nostro fervore".(1) Il desiderio del Venturi di passare dallo studio del disegno ornamentale, al quale era stato avviato dalla sua famiglia di artigiani decoratori, allo studio di un genere alquanto diverso, la pittura di paesaggio, dimostra come nell'Accademia non si ponessero barriere tra le attività artistiche. Lo stesso Venturi, diventato storico dell'arte, serba grande attenzione per le arti decorative "che - si legge nelle Memorie (pubblicate nel 1927) - erroneamente si dicon minori, quasi la misura del valore stia nelle dimensioni delle opere d"arte.(2)
Questo aspetto degli studi dello storico modenese è stato opportunamente sottolineato da Giulio Carlo Argan nell'introduzione agli atti del Convegno Gli anni modenesi di Adolfo Venturi: "Se la storia dell'arte ha superato il limite idealistico del capolavoro distinto dal resto, questo lo si deve inizialmente ad Adolfo Venturi che ci ha consegnato gli strumenti per una lettura storica di tutti i fenomeni artistici, comprese le cosiddette arti minori, rivissute sempre in contesti più ampi".(3)

Non troviamo barriere neppure nel documento istitutivo dell'Accademia Ducale di Belle Arti (1790), presentata come soggetto interlocutore su due versanti: la facoltà di Filosofia e Arti, dalla quale dipendeva, e le corporazioni degli artigiani:

"I Fabbri Ferraj della Nostra Capitale, e quelli, che esercitano Arti dipendenti da quella dei Ferraj, come pure gli orefici, che d'ora in avanti vorranno divenire Uomini dell'Arte rispettiva in Modena, oltre l'osservanza deí proprii Statuti, che si lasciano nel pieno loro vigore, dovranno saper leggere, e scrivere, e far conti ed avere disegnato contemporaneamente l'Ornato all'Accademia delle Belle Arti, come proprietà necessaria all'esattezza dei Lavori delle Arti suddette...

I Falegnami similmente per divenire Uomini anch'essi dell'Arte in Modena, oltre all'adempimento di quanto prescrivono i propri Statuti dovranno saper leggere, scrivere, e far conti, avere disegnato l'Ornato, e i cinque Ordini d'Architettura nell'Accademia delle Belle Arti...

I semplici Lavoratori Subalterni dell'Arte di Falegname, come sono Intagliatori, Carozzari, Tornitori ecc. di Modena, non potranno aprir Bottega, se prima non avranno dato saggio di loro abilità davanti l'Accademia...".(4)

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Scuola di Figura
Istituto d'Arte "A.Venturi" di Modena
Fotocartolina Orlandini


Nel 1924, dovendo rispondere alla finalità di "addestrare al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle materie prime della Regione (art. 4, R.D. 31-12-1923), l'Istituto "A.Venturi" si adeguava alle nuove disposizioni con l'attivazione di tre distinti indirizzi:
- terracotta e stucchi,
- muratori e capimastri,
- decorazione murale.

Va però osservato che, nonostante la riforma Gentile, l'Istituto riuscì a preservare una sostanziale continuità con le proprie origini di Accademia di Belle Arti, non rinunciando al proposito di offrire allo studente, oltre a competenze tecniche specifiche in uno degli indirizzi prescelti, una preparazione artistica flessibile, che gli consentisse una più ampia scelta di studi o di professioni dopo il conseguimento del diploma.

Infatti gli insegnamenti accademici, pur essendo chiamati ad interagire con quelli professionali, restavano alla base della formazione degli allievi, anche perché l'organico dei professori veniva modificato solo in parte. Confrontiamolo con quello del 1912:

Organico dei docenti
R. Istituto d'Arte (1924) R. Istituto di Belle Arti (1912) 
1 Professore di plastica ornamentale, direttore dell'officina di terracotta e stucchi  1 Professore di plastica della figura
1 Aggiunto per la plastica ornamentale 
1 Professore di disegno e pittura applicata alla decorazione murale, direttore dell'officina di decorazione murale. 1 Professore di ornato e decorazione 
1 Aggiunto per l'ornato 
1 Professore di figura per le sezioni di terracotta e stucchi e di decorazione murale 1 Professore di disegno della figura 
2 Aggiunti per il disegno di figura 
1 Professore di anatomia 
1 Professore di disegno geometrico ed elementi di prospettiva, architettura e decorazione. 1 Professore di prospettiva 
1 Aggiunto per il disegno geometrico 
2 Aggiunti per l'architettura 
1 Professore di aritmetica, geometria, scienze naturali, tecnologia.    
1 Professore di lingua e lettere italiane, storia dell'arte e degli stili, bibliotecario. 1 Professore di storia dell'arte, storia generale e bibliotecario 
1 Incaricato per le lettere italiane 

 

Negli anni del dopoguerra gli indirizzi di specializzazione furono modificati più volte per soddisfare le esigenze del mondo del lavoro, soprattutto dell'industria, ma il piano complessivo degli studi mantenne l'originaria articolazione composita, con materie storico-letterarie, scientifiche, artistiche e professionali.

Non dobbiamo quindi meravigliarci se durante tutto questo secolo numerosi alunni della Scuola si sono affermati in molteplici attività, dalla pittura alla grafica, dall'architettura alla scultura, dal restauro al design, dalla ricerca storica alla didattica dei beni culturali.

Le riforme scolastiche degli ultimi decenni hanno definitivamente liberato gli istituti d'arte dalle limitazioni imposte dalla legge Gentile. Dal 1970 la durata triennale dei corsi (disegno di architettura, ceramica, grafica pubblicitaria) è stata prolungata con un biennio che consente l'accesso agli Istituti Superiori di Istruzione Artistica e a tutte le facoltà universitarie. In più, da alcuni anni sono state avviate sperimentazioni di programmi di studio quinquennali, che ampliano la preparazione culturale e artistica di base nel biennio iniziale e rinviano la scelta dell'indirizzo al terzo anno, giusta l'ipotesi di nuovi percorsi integrati scuola-lavoro come opzione rispetto agli studi universitari.

Il duplice approccio, teorico e applicativo, che fin dalle origini caratterizza la didattica degli istituti d'arte, favorisce una consapevolezza del bene culturale assolutamente prioritaria in un paese come líItalia e può servire ad esempio per tutto il suo sistema formativo. Una consapevolezza che si pretende debba essere particolarmente viva a Modena, la città dalla quale mosse i primi passi il grande storico dell'arte. "L'altra eredità che ci ha lasciato" prosegue Argan nella stessa Introduzione "è il rapporto, la continuità, il collegamento indissolubile tra ricerca storica e tutela giuridica del patrimonio artistico".

Per questi motivi la preziosa raccolta malatestiana di dipinti, incisioni, disegni e calchi in gesso, rimasta all'Istituto "A.Venturi" dopo il trasferimento alla Galleria Estense dei quadri provenienti dal Palazzo Ducale, è tuttora considerata, pur necessitando di restauri e di un generale riordino, una delle più importanti risorse per la didattica. Ed è confortante constatare che ancor oggi la Scuola continua ad essere gelosamente chiamata dai modenesi "le belle arti".

Grazie agli interventi di restauro compiuti dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici di Modena, una parte delle opere sta per essere restituita ai professori, agli studenti e a tutti gli affezionati al patrimonio artistico della città. La mostra nel Castello di Vignola può rappresentare il primo passo concreto verso l'apertura del Museo dell'Istituto d'Arte "A.Venturi" presso la sede storica dell'Accademia posta a fianco del Palazzo Ducale, nell'edificio che oggi accoglie le classi del biennio sperimentale. (anno scolastico 1997-'98)

Note
(1) A.VENTURI, Memorie autobiografiche, Allemandi, Torino, 1991, p.32
(2) A.VENTURI, cit., p.46
(3) Atti del Convegno Gli anni modenesi di Adolfo Venturi, Modena, 1990, p.11.
(4) cfr. A.PEDRAZZI, Il R. Istituto díArte "Adolfo Venturi" Le Monnier, Firenze, 1941, pp. 50-51